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Segusino
SEGUSINO: Perché la distruzione della guerra nel Presepio?
Non prendiamo paura! Non vogliamo di certo rovinare l’armonia del Natale a nessuno, ma ciò che ci preme è trasmettere la testimonianza importante di un passato quasi ormai totalmente privo di testimoni: “il Natale di novant’anni fa”; quando la Prima Guerra Mondiale era da poco finita e i primi profughi iniziavano a tornare alle loro case, o a ciò che ne era rimasto. Nostra intenzione è riportare alla memoria in particolar modo proprio il dramma dei profughi, della popolazione civile; dramma molto spesso messo in secondo piano a favore della storia della guerra e degli avvenimenti bellici. Va ricordato che il territorio del basso feltrino (in particolare: Segusino, Quero, Alano, Vas, e il territorio che va dal Monfenera al Monte Grappa, assieme al fiume Piave) è uno dei luoghi chiave che caratterizzò gran parte dello scenario della vittoria della Grande Guerra. Per circa un anno in queste zone i combattimenti furono estremamente intensi, molte furono le vite umane perdute sia militari che civili. E proprio la popolazione civile fu la più martoriata in quanto colta pressoché di sorpresa dall’invasione del nemico alla fine del 1917. Quando, dopo Caporetto, si pensava che l’avanzata del nemico in questa vallata fosse solo di passaggio, in verità la storia racconta che si rivelò tutt’altro: fu l’inizio di un anno d’inferno per la popolazione civile che si vide invasa, derubata, maltrattata, violata e bombardata sia dal fuoco amico (in quanto era l’ultima possibilità di fermare il nemico prima che potesse avere strada libera verso la pianura padano-veneta) che dal fuoco nemico intenzionato a conquistare l’Italia avendo come ultimo grande ostacolo geografico da superare proprio il monte Grappa. Per un intero anno, ovvero dalla fine del 1917 fino alla fine del 1918, le genti della conca del basso feltrino, subirono oltre che l’invasione e la distruzione dei propri averi, anche l’esilio forzato dalle loro terre: il “profugato”. Segusino in particolare dovette assistere a due grandi ondate di profughi verso il Vittoriese, territorio già in mano nemica, e più precisamente verso il paese di Fregona (oltre che una parte anche verso il Feltrino). Più di mille persone dovettero abbandonare il paese e i loro averi, incamminandosi verso un paese forestiero e sicuramente, per quei tempi, pure inospitale. Più di mille persone spiritualmente e operosamente guidate dal Vice Parroco di allora: Don Antonio Riva, originario di Alano di Piave, il quale preferì aiutare le genti di Segusino invece di scegliere la ben più facile dipartita verso terre più sicure. Più di cinquecento furono i morti tra i civili, vittime della fame, della malattia e degli stenti, prezzo pagato da Segusino alla guerra. Considerando che da un censimento del 1911 il paese contava una popolazione di 3035 abitanti (probabilmente contando ancora coloro che emigrarono nel mondo), dopo la grande guerra, e precisamente nel 1925 il paese si ritrovò con una popolazione di 2225 abitanti. Un saldo negativo altissimo il quale non presenta alcun analogo riscontro per entità e proporzione del fenomeno in nessuno degli altri comuni occupati; e ben più alte sarebbero state queste perdite umane se con i profughi partiti per Fregona non ci fosse stato Don Antonio Riva, che con la sua grande forza si pose a capo di quel popolo di disperati in esilio, facendo l’impossibile per tenere alto il morale delle genti e adoperandosi in tutti i modi per procurare loro qualcosa da mangiare giorno dopo giorno. Don Antonio Riva non riuscì più a tornare a Segusino, morì di malattia e di stenti alla fine della guerra e della sua grande opera d’umanità, il 2 gennaio 1919, a Serravalle di Vittorio Veneto, all’età di soli 32 anni. Nella rappresentazione del Presepio Artistico di Segusino, in occasione del S.Natale 2008, noi, Amici del Presepio, vogliamo simbolicamente far ritornare Don Antonio Riva a Segusino, come sicuramente egli e tutti i suoi parrocchiani avrebbero voluto, ancora una volta insieme uniti per far rivivere il paese ormai distrutto sia esteriormente che nell’animo. Una scena del Presepio è ambientata nel “Natale di novant’anni fa”, ovvero rappresenta il lento ritorno dei profughi alle loro case, l’amara scoperta di trovare tutto distrutto e saccheggiato, l’amara scoperta di rendersi conto di avere perso quasi tutto. Ed ecco che qui esce ancora una volta la forza di quelle genti, la volontà di reagire, di rimboccarsi le maniche, di essere consapevoli che bisogna andare avanti, che bisogna passare a vita nuova: la “Natività”! Questo è il simbolo della vita nuova, del rinascere, ecco perché abbiamo scelto di collocare la Natività di Gesù proprio accanto alla rappresentazione di distruzione della guerra e di disperazione. Il messaggio che vogliamo trasmettere è “Natività come vita nuova dopo la tragedia”. Conclude il Presepio una piccola scena di ricostruzione di un muro: dopo avere capito che è nata una nuova vita, ora è il momento di ricostruire, di andare avanti, e mattone su mattone l’uomo ricostruisce il muro, la casa, la vita, tutto ciò che la guerra e l’odio gli ha distrutto, per tentare di cancellare in fretta il dolore provato. Fa da contorno, appena si entra a visitare il Presepio, una ricostruzione del Fiume Piave nella zona tra Segusino, Vas e Quero. Fiume in seguito denominato “Sacro alla Patria”, il quale grazie alla piena del novembre del 1917 rallentò l’avanzata del nemico, e probabilmente contribuì ad essere una delle cause a favore della vittoria. Consapevoli di toccare un argomento alquanto “duro”, specialmente in clima natalizio, lo abbiamo comunque voluto esprimere quest’anno attraverso il Presepio, non tanto per rievocare la vittoria della guerra, (che già molti in questo periodo commemorano) bensì per riportare alla memoria il sacrificio di quella gente comune, i profughi, che i monumenti di solito non ricordano e dei quali forse nessuno più ricorderà neppure il nome, dove il tempo ha ormai in gran parte cancellato il ricordo, i legami col presente, la memoria delle loro sofferenze. Proprio come il tempo ha ormai cancellato qualsiasi legame col presente della figura di Don Antonio Riva. Attinente al Presepio è in programma la realizzazione, presso i locali del Centro Parrocchiale, di un allestimento descrittivo-documentale che racconta a passi semplici la guerra nel territorio del basso feltrino, ma soprattutto vuole mettere in risalto l’odissea dei profughi (in collaborazione con Piero Tessaro, autore del libro proposto dagli Amici del Presepio, ed intitolato: “Mi Svegliai Tedesco! …il calvario dei quattro comuni”). Inoltre, a completare la particolare ambientazione di questa edizione, è in programma una serata di “Incontro con lo storico”, dove interverranno storici della Grande Guerra; e la celebrazione del 2 Gennaio 2009 (90° anniversario della morte di Don Antonio Riva) dove ad omaggiare la grande opera di umanità del sacerdote ci sarà il Coro di Vittorio Veneto. Presso i locali del nuovo Centro Parrocchiale sarà allestita anche una personale fotografica sulla vita dei pastori, a cura di Giancarlo Rado, intitolata: “Un giorno lungo un anno”. Un affascinante viaggio antropologico, sociale e culturale, alla riscoperta di un mondo attuale eppure antichissimo. Voluta a Segusino dagli organizzatori a simboleggiare il gregge di profughi guidati dal loro pastore Don Antonio Riva. Altra iniziativa in programma è: “Alla Scoperta dei Presepi e dei Borghi di Segusino”, quest’anno rinnovata, la quale propone un percorso guidato: “…Dal Presepio a Stramare…”, dove si potranno ammirare le bellezze nascoste di alcune borgate caratteristiche del paese. La notte di Natale inoltre è prevista una rappresentazione del tutto originale! (In collaborazione con: Parrocchia S.Lucia in Segusino, CTG giovani, Pro Loco, Comune di Segusino, vari gruppi spontanei e i giovani volontari collaboratori. Un ringraziamento particolare va al Sig. Piero Tessaro). Il tutto sarà visitabile da Natale 2008 fino alla prima Domenica di Febbraio 2009 Orario del Presepio: Festivi: dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 19:00, Feriali: (solo fino al 6 Gennaio) dalle 14:30 alle 19:00. Per informazioni: 334.3797867 (oppure 0423.979131). www.presepiosegusino.it Inoltre Segusino continua a far parte anche dell’Itinerario dei Presepi tra le provincie di Treviso, Belluno e Udine il quale comprende i Presepi di: Bibano di Godega Sant’Urbano, Crevada di Susegana, Feletto Umberto, Fregona, Gaiarine, Gonars, Parè di Conegliano, Roe di Sedico, San Daniele del Friuli, Santa Lucia di Piave e appunto Segusino.
Amici del Presepio -Segusino (TV)-
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